• 02 Giu

    LA VITA RELIGIOSA:
    DONO DELLO SPIRITO ALLA CHIESA


    di p. attilio franco fabris

     

    Mi rifaccio in sintesi al CdA, ai nn. 497-509, in cui si parla dell’”Unità e varietà nella Chiesa”.

    Nel giorno di Pentecoste lo Spirito è dato a tutti e in abbondanza; la profezia veterotestamentaria per i tempi messianici si è realizzata (cfr At 2,17).

    Tutti dunque ricevono lo Spirito

    tutti sono incorporati a Cristo mediante il battesimo

    tutti sono figli del Padre e fratelli tra loro

    tutti riceveranno la stessa eredità.

    Tutti sono chiamati alla santità che è perfezione della carità.

    Tutti cooperano ad edificare la Chiesa e partecipano della sua missione (Red.Missio, 90).

    Sparisce ogni differenza? Domanda il catechismo.

    Certamente no: dallo stesso Spirito derivano unità e varietà.

    Ade esempio gli Atti affermano che tutti i credenti hanno una funzione profetica: alcuni però ricevono un dono particolare di profezia (At 21,9-10). Tutti partecipano alla vita comunitaria ma ciascuno vi svolge un ruolo specifico (apostoli, diaconi, anziani…)

    L’unico e identico Spirito concede doni diversi “per l’utilità comune”.

    L’unica Chiesa si edifica e compie la sua missione con il contributo di vari carismi, ministeri, stati di vita, vocazioni.

    Tutti sono abbastanza poveri per dover ricevere; tutti abbastanza ricchi per poter dare”. Diceva santi’Agostino: “Come un uomo vede con gli occhi, ode con gli orecchi, sente odori con le narici, parla con la lingua, a ognuno il suo compito, così lo Spirito santo, in alcuni santi compie miracoli, in altri annuncia la verità, in altri custodisce la verginità, in altri ancora custodisce la pudicizia coniugale, in alcuni santi questo, in altri quello; a ciascuno concede di realizzare l’opera propria, a tutti parimenti di vivere” (Discorsi 276,4).

    Siamo introdotti così al tema dei carismi. Cosa sono? “I carismi sono grazie speciali dello Spirito Santo, con le quali ogni fedele viene reso adatto e pronto ad assumere qualche compito e a svolgere qualche attività, in modo da giovare direttamente o indirettamente, alla santità della Chiesa, alla sua vitalità apostolica, al bene delle persone e della società”.

    Sono dati dunque per il bene degli altri oltre che ovviamente per la persona stessa a cui sono concessi in ordine al suo cammino di santificazione. La capacità di contribuire al bene degli altri di solito è strettamente legata alla qualità della propria vita spirituale.

    I carismi vengono concessi a tutti i fedeli. “Sono dati alla persona singola, ma possono anche essere condivisi da altri”, possono prolungarsi nel tempo e passare da una generazione all’altra “come una preziosa e viva eredità” (Giovanni Paolo II, CL,24).

    Sono innumerevoli, e vanno da quelli ordinari, a quelli straordinari, alcuni occasionali, altri permanenti.

    Tutti sono ugualmente preziosi, devono essere accolti con gratitudine e consolazione, vanno integrati e valorizzati da una pastorale di comunione.

    Alla varietà dei carismi corrisponde una varietà di servizi. Quelli stabili e pubblicamente riconosciuti sono chiamati ministeri.

    Accanto alla varietà dei ministeri si collocano la varietà degli stati di vita: ovvero modi stabili di configurarsi a Cristo, di rapportarsi agli altri e alle cose.

    Lo stato di vita di speciale consacrazione è caratterizzato dalla testimonianza della vita del mondo che verrà (Giovanni Paolo II, CL,55).

    Riconosciamo dunque l’impulso, l’azione vivificante, dello Spirito che cin inctroduce alla dinamica del mistero di Cristo e della vita della Chiesa, tramite il dono, il carisma dello stato di vita di speciale consacrazione.

    Riconosciamo in lui l’autore della “nostra scelta”.

    A noi lo Spirito suggerisce una modalità specifica di sequela di Cristo, affinché la nostra vita testimoni al mondo un aspetto peculiare del mistero di Cristo. E’ questo il compito a noi affidato. Le persone consacrate “animate dalla carità che lo Spirito infonde nei loro cuori, sempre più vivano per Cristo e per il suo Corpo che è la Chiesa”.

    Lungo la storia si è dipanata la ricchezza straordinaria dei doni dello Spirito. Molteplici fondatori, molteplici carismi, molteplici spiritualità….

    E’ tutta opera incessante dello Spirito che rende perennemente presente e attuale nella Chiesa e nel mondo il mistero di Cristo.

    Lo spirito nella vita del consacrato è forza vitale sempre nuova.

    La vita consacrata ha anzitutto il compito di testimonianza profetica: questa è vera, possibile, solo quando nelle nostre comunità vi è la presenza e l’azione dello Spirito che spinge a decisioni concrete in vista del regno di Dio.

    Il consacrato vive interiormente una vita spirituale, ovvero secondo lo Spirito, nello Spirito. Cosa significa ed implica “docilità”?

    Il consacrato è chiamato ad entrare nel mistero di Cristo tramite la contemplazione, tempo e spazio dato allo Spirito affinché modelli in noi il volto di Cristo.

    Quanto spazio gli si dà affinché porti a compimento questa opera?

    L’azione dello Spirito è chiamata a pervadere tutto l’uomo: pensieri, affetti, volontà, corporetità…

    Esistono in qualche direzione delle forti resistenze a questa “invasione” dello Spirito?

    L’azione dello Spirito in me e nella comunità è in vista dell’edificazione della Chiesa tutta, e di riflesso per la deificazione-spiritualizzazione di Questo mondo. Mi metto in discussione per cogliere elementi contrastanti, per non ostacolare questa spinta dello Spirito in avanti?

    Posted by attilio @ 09:42

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