• 23 Feb

    L’eucaristia ricapitola tutto

    padre Attilio Franco Fabris

    L’eucaristia è la ricapitolazione di tutto. È l’unità di Dio e dell’uomo nel Cristo: del passato, del presente e del futuro; della natura e della storia, dell’accoglienza e del dono, della morte e della vita.

    Unione a Cristo che si dà in nutrimento

    L’eucaristia è il sacramento di Cristo che si dà in nutrimento agli uomini per trasformarli in se stesso e costituire così il suo corpo mistico che è la Chiesa. Il progetto fondamentale di Dio è unire a sé tutti gli uomini nell’amore e far loro condividere la sua stessa vita. Dio ha condiviso la nostra umanità perché noi possiamo condividere la sua divinità. In altre parole, la nostra umanità è finalizzata alla nostra divinizzazione, la creazione è per l’alleanza.

    L’alleanza è infatti la realtà principale della Bibbia con le sue varie tappe da Noè fino a Gesù Cristo, che consacra il calice della nuova ed eterna alleanza. Questa alleanza non è un’unione giuridica ma un’unione d’amore. Ecco perché da un capo all’altro della Bibbia circola il simbolismo del matrimonio. E la tradizione ha sempre unito in modo molto stretto il sacramento del matrimonio al sacramento dell’eucaristia.

    Dio crea l’umanità per sposarla, e la sposa incarnandosi. La sposa nel senso più forte, cioè diventa con l’umanità una sola carne. Dio vuole essere con l’umanità intera una sola carne: questo è il segno ultimo delle cose. Sappiamo che il voto supremo dell’amore matrimoniale è la fusione senza confusione, nella quale ognuno vuole continuare a sussistere solo per lasciarsi consumare dall’altro, diventando – in certo senso – il suo nutrimento, la carne della sua carne.

    Il simbolismo del bacio è molto eloquente: è l’inizio del gesto di mangiare. Si vorrebbe mangiare l’altro e lasciarsi mangiare da lui per essere carne della sua carne. L’uomo e la donna non riescono a realizzare il voto del loro amore perché i loro corpi – strumenti della loro unione – sono nello stesso tempo anche ostacolo all’amore totale. Il loro voto non si compie perché comporta una morte alla natura e alla storia. Bisogna morire a questa natura che ci fa rimanere esterni gli uni agli altri, tanto che anche i momenti di unione più intima non sono la fusione veramente totale e durano solo un istante. Diventare veramente la carne dell’altro, di colui che amo, implica la morte. In questa vita il voto profondo dell’amore non è mai realizzato in pienezza.

    Entrare nell’amore significa entrare nella gioia, ma anche nella sofferenza: è l’inevitabile sofferenza dell’incompiutezza dell’amore. Il voto supremo dell’amore non può essere esaudito sul piano dell’esistenza naturale; la natura dell’uomo vi si oppone.

    Cristo è morto al mondo delle limitazioni corporali senza cessare di essere per l’umanità lo sposo che si dona. Per questo al di là della morte porta a compimento il voto supremo dell’amore. Cristo che muore e risorge si fa lui stesso nutrimento per diventare veramente la carne dell’umanità, molto più radicalmente di quanto possa fare un abbraccio che unisce due corpi solo per un istante. Dio, nell’eucaristia, sposa veramente l’uomo. Alla base del mistero eucaristico c’è questa idea di nutrimento: è assolutamente essenziale. L’eucaristia non è quindi solo un pasto che si prende insieme e in cui ci si unisce gli uni con gli altri. È soprattutto l’unione di ciascuno a Cristo che si offre in nutrimento. E solo di conseguenza Cristo unisce tra loro quanti si comunicano. La realtà più fondamentale dell’eucaristia è quella di una fusione completa tra sposi. Per capire questo bisogna essere convinti che l’incarnazione di Dio non termina con Cristo, ma riguarda l’umanità intera. Fino a quando immagineremo che l’incarnazione sia Dio che si unisce a un uomo chiamato Gesù, non capiremo nulla. Il nucleo essenziale delle cose è che Dio unisce a sé, o sposa, l’umanità tutta intera mediante Cristo. Dio si è fatto uomo perché tutti gli uomini siano divinizzati. L’eucaristia è l’universalizzazione dell’opera di Cristo, la comunicazione al mondo intero dell’opera di Cristo. Elemento originario e fondante della eucaristia non è semplicemente la presenza di Cristo. Cristo non è lì tanto per esserci. È presente per darsi a noi come nutrimento affinché l’unione tra lui e noi sia totale. L’eucaristia non è solamente una presenza, è una unione.

    Presenza reale

    La presenza di Cristo nell’eucaristia è una presenza reale. È addirittura la più reale di tutte le presenze perché realizza la presenza di Cristo nei nostri atti liberi: Gesù disse loro: in verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i vostri padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno (Gv 6,53-58): è quanto c’è di più reale. Il sacramento eucaristico significa che Cristo si offre in nutrimento per unirci a sé, unendoci gli uni agli altri in un modo che sarebbe per noi impossibile attuare. Questa energia che ci unisce implica ed esige la sua presenza reale. Cristo è presente non come qualcuno che cade dal cielo ma come frutto della trasformazione divinizzante che egli opera in questo mistero centrale della nostra fede: l’eucaristia. Cristo trasforma e divinizza il pane e il vino e attraverso la comunione con essi, diventati il suo corpo e il suo sangue, divinizza l’uomo.

    Sacrificio

    L’eucaristia è il sacramento di un sacrificio. Il sacrificio è l’atto con cui ci si riferisce a Dio (sacrum facere = fare una cosa sacra, riferita a Dio). È quanto c’è di più alto nell’esistenza umana perché ci mette in contatto con Dio. Il sacrificio non è prima di tutto una privazione, ma l’orientamento positivo di tutto il nostro essere verso Dio. E darsi a Dio è l’unico modo di essere veramente se stessi. Dio è amore. L’uomo è pienamente tale se è per Dio.

    Nella storia del mondo, se facciamo eccezione per il caso particolare di Maria, c’è un solo uomo la cui vita tutta intera, in ogni suo atto, è stata un sacrificio: Gesù Cristo. Egli è puro e solo riferimento a Dio, al Padre. Nel suo essere profondo egli è il solo che non abbia mai posto un atto libero per sé, per egoismo; tutti i suoi atti liberi sono stati amore. Nemmeno la più piccola traccia di ripiegamento su se stesso, di volontà di sé, di sguardo su di sé, di movimento di egoismo. Tutto l’essere di Cristo è un essere sacrificale: è un puro e assoluto riferimento al Padre.

    Il sacrificio di Cristo culmina nella sua morte sulla croce. Soltanto la morte può esibire la prova che non si vive per sé. Sappiamo bene che è sempre più o meno per vigliaccheria che noi cerchiamo di sfuggire alla morte, anche a quelle morti parziali che chiamiamo mortificazioni, diminuzione degli agi, la rinuncia a certi privilegi, in una parola a tutto quello che ci strappa al nostro egoismo e alla nostra pigrizia. La vita esiste solo per essere data (Ch. Peguy).

    L’eucaristia è il sacrificio di Cristo, è l’amore che non è altro che amore, che dunque arriva fino alla morte, da cui scaturisce la nuova nascita, la risurrezione. Delle due una: o l’amore è più forte della morte, oppure la morte è più forte dell’amore. Il mistero pasquale significa che l’amore è più forte della morte. E ciò è vero per Cristo ed è vero per noi se siamo uniti a lui come membra al capo. Basta avere il cuore aperto e correttamente orientato per capire che una vita non è autentica se non è una vita sacrificata, cioè un passaggio a Dio. È di questo che l’eucaristia è segno.

    Azione di grazie

    Eucaristia significa azione di grazie. Il senso fondamentale di grazia è gratuità, dono. Il vero dono è gratuito. Il dono supremo è il perdono, cioè il dono perfetto; da qui l’espressione fare grazia o graziare. Rendere grazie significa riconoscere che tutto è grazia: ed ecco la gratitudine. Se tutto è grazia, tutto deve essere ritorno di grazia, rendimento di grazie.

    Nel vangelo Cristo ci mostra la natura intera che deve essere ricevuta dalla mano del Padre, come dono del Padre. Il vangelo ci insegna che dobbiamo vivere l’amore prima di tutto in forma di accoglienza perché tutto è donato. Il mondo ci è donato, è messo nelle nostre mani. Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno (Mt 6,31-32). I pagani sono proprietari delle cose: le acquistano e le possiedono. I cristiani gestiscono le cose: le accolgono dalle mani del Padre. Per questo i pagani sono inquieti e i cristiani sono (o dovrebbero essere) sereni. Il mondo moderno è logorato nella misura in cui la sua fede non è viva, in cui si dimentica che tutto viene da Dio e che, se davvero Dio è nostro Padre, noi abbiamo il dovere di essere calmi e sereni, perché pieni di fiducia in lui.

    Gesù ha verso la natura uno sguardo trasparente, sereno, perfino davanti alla fame e alla morte che sono situazioni limite. Per lui domandare e render grazie si confondono: domanda in forma di azione di grazie, tanta è la sicurezza che il Padre si occupa dei suoi figli, a condizione che essi abbiano la sincera ricerca del regno di Dio: Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6,33).

    Davanti alla situazione limite della fame, Gesù non dice: Padre ti chiedo di moltiplicare i pani nelle mie mani, ma prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che erano seduti (Gv 6,11). Gesù ringrazia prima che i pani siano moltiplicati, tanta è la sua sicurezza di essere esaudito. E davanti all’altra situazione limite che è la morte di Lazzaro, Gesù dice: Padre ti rendo grazie che mi hai ascoltato… E detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori! (Gv 11,41-43). Gesù ringrazia quando Lazzaro è ancora morto nella tomba.

    Bisogna cogliere il legame tra l’eucaristia-azione di grazie e l’eucaristia-nutrimento. Il nutrimento è il nostro rapporto essenziale con la natura. Il pane è il simbolo di tutto ciò che Dio ci dà per vivere. Il pane e il vino sono il nutrimento elementare dei paesi mediterranei e dello stesso paese di Gesù. Sottraendo al mio nutrimento un po’ di pane e alcune gocce di vino, io esprimo che è la natura tutta intera che deve fare ritorno al Padre. L’eucaristia è dunque l’azione di grazie sotto le specie del nutrimento.

    Se tutto è grazia, tutto deve essere azione di grazie! E per esprimere questo tutto non c’è niente di meglio che il pane e il vino che sono i simboli più concreti del lavoro e della vita dell’uomo. Dio dona e noi ridoniamo ciò che ci viene donato. Notate che noi non dobbiamo donare, ma ridonare, perché ciò che abbiamo è già dono. Dare è un atto da proprietari. Noi non siamo proprietari di nulla, siamo solo gestori di beni. La carità senza azione di grazie non sarebbe una vera carità cristiana: sarebbe un atteggiamento da proprietari.

    Il pane e il vino eucaristici sono il ritorno a Dio di tutta questa natura che Dio dà all’uomo perché egli viva. Senza l’eucaristia la nostra vita è falsata, è una vita da padroni. Ma la vita eterna è l’assenza totale di proprietà. Con l’eucaristia la nostra vita è vera, è una vita di riconoscenza, cioè di conoscenza riflessa del vero.

    Sacramento della comunità umana da costruire

    Cristo ci offre un nutrimento per riunirci in comunità fraterna.

    Cristo ha istituito l’eucaristia, segno della nuova alleanza, e nello stesso tempo ha enunciato l’unica clausola di questa nuova alleanza: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. La clausola dell’unione a Dio è l’unione fraterna degli uomini tra loro. S. Agostino diceva: Quando mangiamo il corpo di Cristo, incorporiamo in noi l’umanità intera.

    Una comunità non è soltanto una collettività. Esiste solo se ci sono legami reciproci di amore e di amicizia; se ciascuno è più per gli altri che per sé. Chi ci rende uno è Cristo. È la condivisione dello stesso pane che ci ricorda che dobbiamo condividere con gli altri tutto quello che ci è possibile condividere: il denaro, il tempo, la cultura… La condivisione del corpo di Cristo è l’unico pasto che esprime la riconciliazione universale. L’eucaristia ci ricorda, giorno per giorno, che al di fuori della morte e della risurrezione di Cristo non è possibile nessuna fraternità universale.

    L’eucaristia è il sacramento per eccellenza. È il Cristo sacrificato che, in quanto uomo, è tutto teso verso Dio e che, in quanto Dio, è tutto teso verso l’uomo. Cristo è l’abbraccio di questi due slanci.

    L’ostia consacrata è a un tempo il dono dell’uomo a Dio (cioè il sacrificio) e il dono di Dio all’uomo (cioè il sacramento). Alla fine di tutto questo c’è la nostra definitiva divinizzazione, l’oggetto della nostra speranza: la nostra piena e totale libertà nella gioia.

    Gesù ha pregato per noi: Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria (Gv 17,24). E nella prima lettera di Giovanni 3,2 leggiamo: Noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. E tutto questo soltanto Gesù Cristo ce lo può dare.

    Posted by attilio @ 10:20

Leave a Comment

Please note: Comment moderation is enabled and may delay your comment. There is no need to resubmit your comment.