Nel luogo in cui sorge l’abbazia di Borzone, in Val Sturla, i Bizantini eressero al tempo della “guerra gotica”, nella prima metà del VI sec., un baluardo difensivo sede di un distaccamento militare, a presidio di un itinerario transappenninico che dalla regione rivierasca conduceva in Val Padana.
Quando e da chi sulle rovine della fortezza bizantina fu edificata la chiesa con annesso monastero col titolo di Sant’Andrea continua ad essere motivo di incertezza e discussione storica.
Due documenti anche se controversi storicamente attesterebbero la presenza di un nucleo a Borzone di antica data: il primo è del 774 in cui Carlo Magno delimitando la giurisdizione del monastero di Bobbio cita Borzone, e il secondo è del 972 in cui Ottone I riconferma la giurisdizione di Bobbio citando espressamente “il monastero e la villa di Borzono“.
Un documento certo che menziona il monastero di Borzone è tuttavia una bolla dell’11 aprile 1120 di papa Callisto II (1119-1124) che ne conferma il possesso all’Abbazia di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia. In un altro documento notarile del 1128 il monastero di San Siro a Genova riceveva una pensione dal “monastero di Borzone” di “denarios sex Bruniatenses”..
Sembra dunque più che plausibile indicare come d’altrondee un’ininterrotta tradizione locale conferma che Borzone sia fondazione dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio, nell’Appennino piacentino, la quale nel VIII-IX secolo aveva esteso la sua influenza in tutta la Val Sturla sino al mare (o altra ipotesi fondazione del monastero colombiniano di s. Pietro in Ciel d’Oro di Pavia).
Infatti le circostanze che il nome del monastero di Borzone non compaia negli antichi documenti bobbiesi insieme con l’altra che la bolla papale citi Borzone assieme ad altre dipendenze pervenute all’abbazia pavese, essa pure colombiniana per dotazione del re longobardo Liutprando (712-744), proporrebbero una retrodatazione della sua erezione di alcuni secoli.
Se tali ipotesi corrispondono a verità, anche il suo assoggettamento alla ricca e potente abbazia di Pavia potrebbe risalire alle origini, nella prima metà dell’VIII sec., ad opera dello stesso re Liutprando.
Del 1145 è invece una convenzione stipulata tra i Fieschi e i Consoli di Genova nella quale si fa esplicito riferimento alla “Curia Borzoni”, ove il termine “curia” starebbe ad indicare un monastero parrocchiale con vasti possedimenti. Tale “curia Borzoni” appare a quell’epoca posta sotto la giurisdizione episcopale genovese.
Venendo meno a Borzone la presenza monastica colombiniana l’arcivescovo di Genova Ugo della Volta (1163-1188) accolse la richiesta di Lantelmo undicesimo abate de “La Chaise Dieu” (dal nome dell’Abbazia madre situata nell’Alvernia e allora già largamente rappresentata in Italia con diverse fondazioni) di poter essere presente in diocesi con una comunità monastica benedettina.
Il 17 giugno 1184 con i monaci benedettini veniva stipulato l’atto di donazione del monastero di Borzone. Erano presenti per la sottoscrizione 25 monaci tra cui due italiani. Nell’atto di fondazione si nomina esplicitamente il “Monasterium de Brossono cum omnibus…pertinentibus”: il che non può significare altro che in quell’anno il monastero con tutti i suoi vasti possedimenti esisteva già. Contestualmente all’insediamento dei monaci francesi il monastero fu elevato dal vescovo Ugo nello stesso anno al rango di Abbazia.
L’Atto recita: “Noi Ugone per grazia di Dio Aricivescovo di Genova, con i nostri fratelli, di cui sotto sono apposte le firme, accogliendo le pie richieste del Signor Abate di Case Dei Lantelmo, e dei suoi fratelli, che ci supplicavano di concedere loro una Chiesa nella nostra Diocesi per servire a Dio e offrirgli il sacificio di lode per noi, per gli altri benefattori e per tutti i cristiani, concediamo il Monastero di Borzone con tutto ciò che gli appartiene ora e nell’avvenire, salvo ogni diritto nostro e della Chiesa matrice nella forma da stabilire in appresso, affinché da essi e dai loro successori sia ordinato, retto e fatto prosperare spiritualmente e temporalmente”.
Gli abati benedettini si successero nel governo dell’abbazia dal 1184 al 1536. La maggior parte di essi appartennero alla famiglia dei conti di Lavagna (i Ravaschieri), i quali in tal modo si assicuravano un loro avamposto oltre che politico anche economico nell’entroterra.
Il primo abate fu Dom Bernardo della Cella, eletto il 20 maggio 1184, quindi prima ancora della firma ufficiale della convenzione con la diocesi genovese e l’abate della Chaise Dieu. Ricordiamo quest’abate come rivendicatore nei confronti del vescovo di Piacenza dei diritti già precedenti del monastero di Borzone sulla Chiesa di S. Maria del Taro. La causa giunta sino a papa Innocenzo III fu vinta dall’abate.
Altro abate che occorre ricordare fu Dom Gerardo “de Cogurno natus”. Sotto il suo governo si ebbero i più notevoli interventi di ritrutturazione e ampliamento dell’abbazia, della chiesa e della torre. Una lapide posta sul lato est della torre ricorda la sua opera.
Nel 1460, quando abate era dom Cristoforo Ravaschieri, i monaci abbandonarono l’abbazia a causa delle turbolenze che travagliavano la Val Sturla. Il suo suiccessore, Alessandro Ravaschieri dei conti di Lavagna nel 1453 portò la residenza abbaziale nel monastero di Sant’Antonio di Pre’ a Genova, ma prima della sua morte riuscì a riportare i monaci a Borzone e lui stesso vi trascorse gli ultimi anni di vita. Il suo titolo di merito, ricordato nella lapide funeraria posta sulla parete a sinistra del presbiterio, è d’esser stato “reparator monasterii“.
La serie degli abati regolari termina con la figura di un altro Alessandro Ravaschieri (1529-1535), il quale ricoprì anche l’incarico di rettore della chiesa di S. Giovanni Battista a Chiavari dove abitualmente ormai risiedeva. Fu anche parroco di Ri, di S. Martino di Maxena e di S. Antonio di Sanguineto.
il piazzale dell’abbazia negli anni ’20
Nell’epoca più florida, ovvero durante la serie degli abati regolari, l’Abbazia di Borzone dominava tutto il bacino dello Sturla e aveva sotto il suo patronato una quindicina di chiese della regione, due priorati e un ospizio.
Ricordiamo che nella diocesi di Piacenza il monastero di Borzone, ancor prima dell’arrivo dei bendettini de La Chaise Dieu, aveva giurisdizione sulla Chiesa di Santa Maria del Taro con la presenza di due ospizi per i viandanti che attraversavano il passo del Bocco. In diocesi di Luni troviamo il priorato di santa Maria del Monte Mulazzo e l’Oratorio dei Poveri di NS. Assunta della Cervara (Pontremoli). Più numerose nella diocesi di Genova le chiese soggette all’abbazia: il priorato di Sant’Eufemiano e Giustiniano di Graveglia, le chiese di s. Antonio e san Tommaso di Breccanecca a Lavagna, s. Martino di Maxena, s. Antonio di Sanguineto, e San Martino di Licciorno di Val Penna di cui oggi rimangono solo pochi ruderi. Inoltre sembrano essere state dipendenze di Borzone la “Casa di Dio (Cadè)” di Chiavari e il monastero di sant’Antonio di Pre’ a Genova già residenza temporanea dell’abate di Borzone (questo monastero fu distrutto nel 1881 per far posto all’attuale stazione ferroviaria di Porta Principe).
Nel 1535, con la morte dell’ultimo abate Alessandro Ravaschieri, cessò la presenza monastica a Borzone. Nel 1536 papa Paolo III eresse l’abbazia di Borzone in Commenda Parrocchiale. Questa realtà perdurò per ben 311 anni ovvero sino al 1847.
L’abbandono da parte della comunità monastica fu causato da diversi motivi: vi fu in quel periodo un succedersi di gravi pestilenze che devastò l’intera Liguria e anche il suo entroterra, a questo dramma si aggiunsero anche violenti faide tra potenti famiglie e fazioni che da Genova si ripercuotevano anche nell’entroterra dando luogo al triste fenomeno del brigantaggio (come quello famoso del Corvo che cominciò ad operare proprio nel 1535).
Il periodo della commenda del monastero di borzone si può grossomodo dividere in tre grandi fasi.
Dal 1536 al 1574 abbiamo una serie di cardinali Abati-Commendatari. Tra questi ricordiamo soprattutto il card. Michele Ghislieri (dal 1561 al 1566), il futuro papa San Pio V.
Dal 1574 al 1802 troviamo la presenza di sacerdoti secolari Abati-Commendatari. Tra questi ricordiamo don Benedetto Borzone (1583-1609) il quale ottenne dalla santa Sede il permesso di non dimorare a Borzone perché a causa della lotta tra i Fregoso e gli Adorno egli era stato più volte minacciato di morte. Egli scrive che “la parte contraria più volte è entrata nell’abbazia medesima per amazzarlo, e l’avrebbero fatto se l’avessero trovato”.
Infine una terza fase dal 1803 al 1847 anni in cui il titolo di abate commendatario viene affidato agli Arcivescovi di Genova.
Dal 1847 al 1890 abbiamo un periodo anomalo nel quale , dopo la morte dell’ultimo abate commendatario nella figura di mons. Tadini arcivescovo di Geova l’abbazia rimane senza più titolo abbaziale.
Fu il sacerdote Pietro Repetto che, con l’ausilio di don Giovanni Brizzolara autore della pregevole storia dell’abbazia, si ottenne da Roma che il titolo di abate fosse nuovamente riconosciuto ai rispettivi parroci di Borzone. Papa Leone XIII riconosceva valida la richiesta nominando don Repetto primo Abate-Parroco. A don Pietro Repetto dobbiamo importanti lavori tra cui il coro collocato nella parete absidale nel 1894 e il rifacimento del pavimento della chiesa. Don Repetto fu parroco abate per ben oltre un cinquantennio ed è sepolto nel piccolo cimitero di Borzone.
Un importante avvenimento fu il 10 marzo 1910 data in cui il complesso abbaziale veniva ufficialmente riconosciuto come Monumento Nazionale.
Dopo di lui ricordiamo don Michele Bracco (1925-1947) che diede forte impulso alla vita spirituale non solo della parrocchia ma dell’intera zona con i suoi “Ritiri per sacerdoti” e i “Ritiri di perseveranza” per i laici. Per sua iniziativa iniziarono i lavori per la costruzione della strada che da Borzonasca conduce a Borzone. Anch’egli è sepolto a Borzone.
Seguirono don Giovanni Garbarino (1948-1959), don Mario Podestà (1960-1967). A questi il merito della collocazione sulla torre del concerto di campane in sol bemolle fuse dalla Ditta Picasso di Avegno. Ricordiamo ancora don Vittorio Gotelli (1967-1977), don Luigi Olivieri e don Angelo Adami. Dal 1977 al 2007 il parroco abate non ebbe più residenza a Borzone.
Ad iniziare dall’anno 2000 – su progetto dell’arch. B. Repetto e con il contributo di Cariplo, Carige e della Provincia di Genova e CEI – si è proceduto ad un restauro conservativo dell’intero complesso abbaziale. Gli importanti lavori di restauro conservativo della Chiesa Abbaziale sono terminati nel giugno 2008. Si è proceduto in questa occasione a provvedere anche all’installazione del nuovo impianto di illuminazione e di riscaldamento.
Con il 18 febbraio 2007 l’Abbazia di Borzone ha acquistato la fisionomia di “Casa di Preghiera”. Nello stesso giorno iniziava il suo servizio di responsabile della casa e di abate-parroco padre Attilio Fabris cp.
Con questa iniziativa si è voluto che l’abbazia di Borzone, ricollegandosi idealmente al suo passato, ritornasse ad essere un luogo di preghiera e contemplazione e un punto di riferimento per la crescita cristiana e spirituale per tutti coloro che lo desiderano.
In data 27 maggio 2010 l’intero complesso monastico è dichiarato con speciale decreto dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali di “interesse storico artistico particolarmente importante in quanto il complasso abbaziale di Sant’Andrea, le cui prime testimonianze risalgono al secolo XII costituisce uno straordinario esempio di architettura monastica, nonché uno dei più antichi insediamenti religiosi della Liguria”.

Un riconoscimento importante onde evitare un ulteriore degrado. Il complesso si trova, o meglio si trovava, in un contesto di un paesaggio verde incontaminato. Una visione miope e una sorta di noncuranza ha fatto sì che questo patrimonio storico e paesaggistico sia stato già irrimediabilmente segnato da scelte urbanistiche sconsiderate che sono andate a discapito di una piena valorizzazione del sito e del riconoscimento della sua importanza storica e architettonica. Con l’attuale decreto si riconosce finalmente e fattivamente il valore del complesso monumentale e se ne tutela per noi e per i posteri la preziosità che se protetta ricadrà a beneficio di tutta la zona e non solo.
L’abbazia è visitata da circa cinquemila persone l’anno che salgono a Borzone appositamente. Per la maggior parte si tratta di un turismo intelligente da parte di turisti stranieri, ma non mancano fortunatamente anche scolaresche e gruppi culturali. Ma occorre creare al più presto un contesto e strutture adatte al loro convergere in questo come luogo di pace e di spiritualità. Memoria antica e sempre viva di quelle radici che hanno fatto sì che l’Europa prendesse coscienza della sua identità.
Prospetto di una probabile evoluzione storica
del sito di Borzone
a cura dell’archit. prof. Osvaldo Garbarino
Il fortino militare di Borzone del sec. V-VI (dis. prof. Garbarino)
Il complesso abbaziale benedettino di Borzone nel XII sec. (dis. prof. Garbarino)
Il complesso abbaziale di Borzone nel XVIII sec. (dis. prof. Garbarino)
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